Lotta alla povertà significa mantenere gli assegni maternità

Nel messaggio del Governo è previsto (p. 967), che con l’abolizione degli assegni maternità, vengano presentate meno domande a causa mancato ricevimento dell’assistenza sociale. Questo significa che il Governo si aspetta che in futuro meno donne* e bambin* interessati siano sostenuti dai più bassi tassi dell’assistenza sociale. Questa argomentazione è cinica! Il Governo persegue una politica familiare a carico de* più pover*! Perché è proprio con l’abolizione degli assegni maternità che i più vulnerabili della nostra società perdono un sostegno temporaneo essenziale e quindi la possibilità di assumere pienamente il loro ruolo di genitori nei primi 10 mesi dopo la nascita. L’esperienza degli ultimi 30 anni mostra chiaramente, come gli assegni maternità siano un contributo efficiente nella lotta alla povertà – semplici, efficaci e di vero sostegno per le famiglie in difficoltà finanziarie!
Questi tagli sociali sono oltremodo gravi, perché le famiglie grigionesi sono particolarmente colpite dalla povertà. Un terzo dei beneficiari dell’assistenza sociale nel cantone  sono bambini e giovani. Le organizzazioni umanitarie del Cantone dei Grigione stanno già notando questo fatto nel loro lavoro quotidiano. È particolarmente difficile per le famiglie rimettersi in piedi economicamente una volta dipendenti dall’assistenza sociale. L’esperienza di queste istituzioni mostra anche quanto alta sia la soglia di inibizione per le famiglie, anche solo nel richiedere un sostegno all’ufficio di assistenza sociale. Il cantone farebbe bene a rafforzare la prevenzione della povertà, invece di ridurre le prestazioni sociali per le famiglie. La povertà è generalmente associata ad altri problemi sociali e tendenze all’essere esclusi, problemi che hanno un effetto particolarmente fatale su giovani e bambin*.

Costi aggiuntivi per i comuni


Il Cantone versa gli assegni maternità. Con la loro abolizione, le persone e famiglie interessate causeranno in futuro l’aumento dei costi dell’assistenza sociale per i comuni. Il cantone sottolinea che contribuirà a questi attraverso la perequazione sociale. Tuttavia, questo è il caso solo di una piccola minoranza di comuni. ¾ dei comuni non ricevono nulla dal sistema di perequazione sociale. La maggior parte si prende carico di questi costi da sola. Inoltre, pure i costi amministrativi dovranno essere sostenuti esclusivamente dai comuni. Accanto alle famiglie ci rimettono pure i comuni. 

 
I primi mesi di vita sono determinanti

L’arrivo di un nuovo membro in famiglia è un evento felice. I primi mesi sono centrali per un sano sviluppo del bambino, per imparare a conoscersi l’un l’altro e per la costruzione di fiducia e legami. A livello fisico e psichico il bambino e la madre si trovano in simbiosi.  Questa fase della costruzione del legame è estremamente importante, ma può procedere in modo ottimale, solo se la madre si può dedicare al bambino senza paure preoccupazioni finanziarie. 
Una grossa parte di coloro che ricevono gli assegni maternità sono genitori single. Non poche di queste madri sono ancora in formazione – la pressione economica per l’assunzione di un impiego avrebbe un significativo impatto negativo sulle prospettive future di queste donne*. Vivere assieme e accompagnare il proprio neonato durante i primi mesi di vita, allattare senza stress, sono esperienze irrecuperabili e preziose. Questo non dovrebbe essere negato a nessuna madre e a nessun bambino per ragioni finanziarie.

E l’indennità di maternità della SVA?

In Svizzera, le madri lavoratrici ricevono l’80% del loro ultimo salario dalla SVA per 14 settimane dopo il parto, attraverso il sistema di sostituzione del reddito (IPG). Con l’introduzione di questa assicurazione era chiaro che il ritorno a pieno impiego dopo 14 settimane non fosse realistico. Allora si richiedeva alla famiglia di organizzarsi su base privata. Oggi diverse madri e alcuni padri, dopo le 14 settimane richiedono un congedo non retribuito o riducono il loro carico (pensum) lavorativo.
Questo però è possibile solo con il consenso del datore di lavoro e se la famiglia vive in buone condizioni finanziarie. Molte donne* e coppie non si possono permettere un finanziamento privato di una pausa lavorativa prolungata da dedicare al neonato o una riduzione del lavoro.
È proprio a questo punto che entrano in gioco, per i primi 10 mesi dopo la nascita di un figlio, i comprovati contributi di maternità, che sostengono le madri single, i genitori giovani in formazione, le persone colpite dalla povertà, le famiglie monoparentali working-poor e che lavorano. Questo tra l’altro con l’obiettivo, di poter permettere alle persone con un budget ristretto di prendersi del tempo per la famiglia anche dopo le 14 settimane di maternità. Nel 2018 il 39% dei contributi è stato versato a famiglie monoparentali e il 61% a famiglie con due genitori. In media sono stati versati Fr 2’340.- al mese per caso, per 10 mesi.
L’assistenza sociale richiede molti più dettagli sulla condizione di vita degli interessati e il calcolo dell’importo concreto è lungo e in parte complicato. Le cifre, come si può leggere nella verifica dei fatti, sono sotto certi aspetti notevolmente più basse. Con un budget familiare basso, ogni franco contribuisce a rendere la situazione finanziaria più rilassata. Per richiedere l’assistenza sociale gli ostacoli sono molti di più: la confisca dei beni, il sostegno dei parenti – questi intralci possono portare gli interessati a rinunciare alla richiesta. Così peggiorano le condizioni per i genitori e i bambini toccati, e più tardi, anche il ritorno alla vita lavorativa.

Tirando le somme: un pacchetto ingannevole

Il Cantone dei Grigioni ha un problema con una povertà familiare molto elevata. Questa proposta di legge non porta nessun miglioramento per le famiglie interessate, peggiora anzi notevolmente la loro situazione. Essa finge inoltre una miglioria dell’assistenza ai bambini complementare alla famiglia. Tuttavia questo non porta che un minimo miglioramento, dato che né le tasse per i genitori vengono abbassate, né porta un miglioramento sostanziale per i gestori.
Il Governo sostiene inoltre che il ricevimento degli assegni maternità crei un disincentivo al lavoro (p. 942). Questo argomento è assurdo. Difatti le persone che dipendono dall’assistenza sociale hanno un sostegno finanziario minore e quindi maggiori ostacoli di ammissibilità rispetto agli effettivi assegni maternità in vigore attualmente. È dimostrato che questo rende più difficile entrare in seguito nel mondo del lavoro.
Inoltre i comprovati assegni maternità aiutano i genitori in condizioni economiche modeste a potersi dedicare alla cura dei propri figli. A questo riguardo gli incentivi a lavorare simultaneamente non contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo – nel quadro degli assegni maternità un carico di lavoro fino al 50% è il limite massimo accettato. In caso contrario il genitore che si prende cura del neonato non sarà in grado di farlo adeguatamente!
Tirando le somme, questa proposta è una farsa e indebolisce solo i più poveri della nostra società! Diamo un futuro ad ogni bambin* e diciamo NO all’abolizione degli assegni maternità.

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